La melatonina è un ormone secreto dalla ghiandola pineale a partire dalla serotonina e prodotto
seguendo l’alternanza luce-buio, con un picco di secrezione durante le ore notturne, in cui il livello
di melatonina è circa 10-20 volte superiore rispetto a quello diurno [1].
Tale ormone nei mammiferi regola numerosi processi fisiologici come il ritmo sonno-veglia, la
maturazione sessuale, la riproduzione e l’invecchiamento.
Per la sua influenza sul ritmo sonno-veglia, e per la sua capacità di mantenere inalterata la fase del
sonno REM senza causare sonnolenza diurna, la melatonina esogena è impiegata nel trattamento
dei disturbi da cambio di fuso orario (jet lag) e dei disturbi del sonno, in particolare quelli che
coinvolgono la fase di addormentamento. Diversi studi hanno infatti dimostrato che le persone che
presentano ridotti livelli di melatonina soffrono di insonnia e disturbi del sonno.
Proprio grazie alla capacità di mantenere inalterata l’architettura del sonno, la melatonina trova un
importante campo di applicazione nei soggetti affetti da OSAS (Sindrome della Apnee Ostruttive
del Sonno), patologia frequentemente associata a sonnolenza diurna e insonnia: in questi soggetti è
stata rilevata l’assenza del picco notturno di melatonina.
In condizioni di privazione di sonno, si verifica un’alterazione della secrezione di vari ormoni
(insulina, gh, leptina, catecolamine, acth) che potrebbero essere responsabili, attraverso
un’alterazione del senso di sazietà e una stimolazione dell’appetito, del frequente sovrappeso e della
difficoltà nel perdere peso dimostrati dai pazienti affetti da OSAS.
La melatonina esogena, quindi, sopperendo all’assenza del picco secretorio notturno della
melatonina endogena, interviene nel regolare le interazioni ormonali che sono alla base della
modulazione dei complessi meccanismi del sonno e del senso di fame e sazietà come il
bilanciamento tra GHRH-CRH e tutti quei complessi meccanismi di feed back, che comprendono
GH, ACTH, leptina, catecolamine, grelina e il sistema delle citochine.
Poiché il calo ponderale è il trattamento di elezione per i pazienti obesi affetti da OSAS, si potrebbe
pensare alla melatonina come un integratore da aggiungere all’iter terapeutico di questa patologia,
vista anche l’assenza di controindicazioni: è stato dimostrato che elevate dosi di melatonina per via
orale (20-100mg/day) sono ben tollerate senza alcun rischio per la salute e senza alcun
cambiamento clinicamente significativo nei parametri biochimici e fisiologici [2].
Nel quadro delle OSAS inoltre, la melatonina può avere un’indicazione terapeutica nel ridurre le
complicanze dismetaboliche di tale disturbo, come il deterioramento cognitivo, il diabete di tipo 2,
l’insufficienza cardiaca, il danno renale precoce, la fibrillazione atriale, la malattia coronarica e
l’ictus ischemico
La melatonina è in grado di prevenire l’aumento dei livelli di glucosio, conseguenza
dell’esposizione all’ipossia intermittente, modula l’autofagia attraverso la via della protein-chinasi
attivata dall’adenosina monofosfato 5′ ed ha un’azione protettiva dall’ipertrofia cardiaca, indotta
dall’ipossia cronica intermittente. Inoltre, la melatonina inibisce l’espressione di citochine
infiammatorie (TNFα, Interleuchina-6, COX-2) e specifici markers (come TGFβ e PC1), mitiga il
sovraccarico di calcio e ne riduce la concentrazione, con conseguente riduzione della contrattilità
cardiaca.
Tale ormone può anche prevenire lo sviluppo di disturbi cardiovascolari, secondari ai disturbi
respiratori del sonno, attraverso diversi meccanismi: è stato dimostrato che un uso profilattico di
melatonina nei pazienti con OSAS svolge una funzione protettiva contro l’infiammazione e la
fibrosi miocardica indotte dall’ipossia cronica intermittente attraverso l’attivazione dei recettori
MT1 e MT2; inoltre la melatonina inibisce i recettori B2Rs e la dimerizzazione dell’enzima di
conversione dell’angiotensina (ACE), abbassando così la pressione sanguigna.

Grazie a un miglioramento del sistema circadiano endogeno, quindi, la melatonina può
rappresentare un importante espediente terapeutico per la modulazione delle complicanze
cardiovascolari e dell’ipertensione associate all’OSAS.
Più studi, in particolare trials clinici su larga scala, appaiono necessari, anche per la valutazione di
eventuali effetti avversi nel lungo periodo [3].
Per ciò che concerne la posologia della melatonina nei soggetti adulti, si raccomanda l’uso della
minor dose possibile (tra i 0.3 mg fino a un massimo di 1 o 2 g), in formulazioni ad immediato
rilascio, assunta preferibilmente un’ora prima di coricarsi, così da mimare al meglio l’andamento
fisiologico dell’ormone endogeno ed evitarne un livello ematico eccessivo e troppo prolungato [4].
References:

  1. Barnaś M, Maskey-Warzęchowska M, Bielicki P, Kumor M, Chazan R. Diurnal and nocturnal serum
    melatonin concentrations after treatment with continuous positive airway pressure in patients with obstructive
    sleep apnea. Pol Arch Intern Med. 2017 Sep 29;127(9):589-596. doi: 10.20452/pamw.4062. Epub 2017 Jul 10.
    PMID: 28724876.
  2. Mandica, S. (2010). Ruolo della melatonina in soggetti obesi con sindrome delle apnee ostruttive
  3. Zizhen Xie, Fei Chen, William A. Li, Xiaokun Geng, Changhong Li, Xiaomei Meng, Yan Feng, Wei Liu &
    Fengchun Yu (2017) A review of sleep disorders and melatonin, Neurological Research, 39:6, 559-565,
  4. Vural, E.M.S., van Munster, B.C. & de Rooij, S.E. Optimal Dosages for Melatonin Supplementation Therapy
    in Older Adults: A Systematic Review of Current Literature. Drugs Aging 31, 441–451 (2014).
    https://doi.org/10.1007/s40266-014-0178-0